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Genova si ferma per ricordare le vittime delle alluvioni, Salis «Il cambiamento climatico mette a rischio la vita delle persone»

Cerimonie a Marassi e a Borgo Incrociati per le sette persone morte nelle alluvioni del 2011 e del 2014. Deposte corone davanti alle targhe commemorative

Genova ha ricordato le sette persone morte nelle alluvioni del 4 novembre 2011 e del 9 ottobre 2014. Le commemorazioni si sono svolte a Marassi, nel luogo in cui il torrente Fereggiano travolse sei persone, e a Borgo Incrociati, dove perse la vita Antonio Campanella. Accanto ai familiari delle vittime erano presenti la sindaca Silvia Salis, rappresentanti delle istituzioni e delle autorità civili e militari.

«Ai parenti va la mia solidarietà e il mio abbraccio: non ci sono parole né giustificazioni che una pubblica amministrazione possa dire per rimediare a quello che è successo», ha dichiarato Salis. La sindaca ha ricordato l’alluvione del 2011 come una drammatica presa di coscienza dei cambiamenti del clima e della necessità di intervenire per limitare gli effetti di fenomeni sempre più intensi. «È incredibile che ci siano ancora persone che negano il cambiamento climatico: è una posizione antiscientifica, che mina la sicurezza e mette a rischio la vita delle persone», ha aggiunto.

La sindaca ha richiamato anche gli interventi ancora necessari per la messa in sicurezza del territorio. È ripartito l’iter per completare i lavori sul rio Rovare, mentre lo scolmatore del Bisagno registra ritardi. Opere spesso poco visibili, ha osservato Salis, ma decisive per ridurre il rischio. Ha inoltre invitato i cittadini a rispettare le misure disposte durante le allerte meteo: le chiusure e le restrizioni possono creare disagi, ma sono fondamentali per proteggere le persone e il territorio.

Per l’assessore comunale alla manutenzione, ai lavori pubblici e alla protezione civile Massimo Ferrante, il ricordo delle vittime rinnova l’impegno a evitare che tragedie simili si ripetano. Negli anni, ha sottolineato, sono stati completati lo scolmatore del Fereggiano e avviati altri interventi, tra cui quelli sul Bisagno, sul rio Rovare e sul Noce. È cambiato anche il modo di intendere la protezione civile: non è possibile controllare gli eventi naturali, ma si può lavorare per preparare la popolazione ad affrontarli.

Il presidente del Municipio III Bassa Val Bisagno Fabrizio Ivaldi ha ricordato le sei vittime del 2011 e Campanella, morto nell’alluvione del 2014. Le tragedie hanno lasciato una ferita profonda nel quartiere, ma hanno anche cambiato la percezione del rischio e l’attenzione dei residenti durante le allerte. Lo scolmatore del Fereggiano ha rappresentato una svolta, ha detto Ivaldi, ma restano prioritarie la messa in sicurezza di San Fruttuoso con l’intervento sul rio Rovare e la conclusione dello scolmatore del Bisagno. «Il rischio zero non esiste, ma non possiamo fermarci».

La prima cerimonia si è tenuta a Marassi, davanti alla targa all’incrocio tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Il Comune, il Municipio III Bassa Val Bisagno e i familiari hanno deposto una corona e mazzi di fiori in memoria delle sei persone uccise dall’esondazione del Fereggiano: Shpresa Djala, 28 anni, le figlie Janissa e Gioia, di uno e otto anni, Angela Chiaramonte, 40 anni, Serena Costa, 19 anni, ed Evelina Marina Pietranera, 50 anni.

Alla commemorazione hanno partecipato anche i familiari riuniti nel Comitato parenti delle vittime, il console onorario d’Albania Giuseppe Durazzo, i consiglieri regionali Matteo Campora e Armando Sanna e la prefetta Cinzia Torraco, insieme ad altri rappresentanti istituzionali e delle autorità civili e militari.

Il ricordo si è concluso a Borgo Incrociati, con la deposizione di una seconda corona e un momento di raccoglimento per Antonio Campanella, 57 anni, morto nell’alluvione del 9 ottobre 2014.


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